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Mostra: LIPSTICK - Opere di Silvia Morera
Exhibition: LIPSTICK - Artwork by Silvia Morera
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| Data |
14/07/2003 |
| Orario |
17:45 |
| Location |
Galleria Francesca Antonacci |
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GALLERY >>>
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| Descrizione |
LIPSTICK METAMORPHOSIS
Sono le Tre Grazie di Carlo Finelli a far da madrine a 'Lipstick Metamorphosis', la psichedelica epopea del rossetto di Silvia Morera presentata nella galleria di Francesca Antonacci.
I cultori di arte neoclassica conoscono bene la leggenda del capolavoro di Finelli: dopo aver distrutto i primi due modelli in gesso, lo scultore eseguì l’opera “alla prima”, vale a dire direttamente nel marmo, un’audacia tecnica per l’epoca eccezionale. Il gruppo, intorno al quale da subito si cominciò a favoleggiare, non fu però finito (è l’unico esempio di non finito nella vicenda della levigata e finitissima scultura neoclassica) e l’autore non consentì mai a nessuno di vederlo. Si vede da qualche tempo nella nuova galleria di Francesca Antonacci, esposto per la prima volta in pubblico nella splendida mostra “Camuccini, Finelli, Bienaimè, protagonisti del classicismo a Roma nell’Ottocento”. E lo si vedrà durante le giornate dedicate alla presentazione delle collezioni di alta moda affiancato dai rossetti di Silvia Morera.
L’accostamento è meno casuale e audace di come a prima vista potrebbe sembrare. Tanto le Grazie che il rossetto sono, infatti, nell’immaginario del mondo occidentale, insuperate icone di seduzione e femminilità e, come Finelli, anche la Morera ha sino ad oggi tenuto gelosamente nascosto il risultato del suo lavoro.
LIPSTICK METAMORPHOSIS:
l’universo in un astuccio di rossetto.
Le ultime esposizioni di Silvia Morera, autrice presente in importanti collezioni di arte contemporanea, risalgono a una decina di anni fa. La Morera è un caso unico nel panorama dei giovani artisti contemporanei: usa le più moderne tecnologie prestate all’arte dalla civiltà del computer, ma la sua formazione è quella di un pittore rinascimentale. In “bottega” dall’età di quattordici anni ad impastare colore per un vecchio maestro, Morera dei pigmenti pittorici conosce tutte le segrete alchimie.
Lavora sviluppando lunghe e puntigliose ricerche attorno ad un soggetto, che viene indagato in ogni sua possibile implicazione. La prima parte della sua carriera è stata completamente assorbita dalla riflessione su un tema arduo: la riproduzione pittorica del concetto metafisico di monade, idea fondante del sistema filosofico di Leibniz. Dopodiché, in otto anni di lavoro svolto in segretezza, la portentosa fantasia di Silvia ha elaborato un progetto in cui il banale astuccio di rossetto dà vita ad infinite metamorfosi. Chi ne scorre le immagini ha l’impressione di trovarsi all’interno di un caleidoscopio in cui il modulo base produce in continuazione imprevedibili combinazioni visive.
Il rossetto, si sa, è simbolo per antonomasia di seduzione e femminilità, persino il suo tradizionale colore, il rosso fuoco, rimanda a quello del sangue mestruale, ma è anche evidente simbolo fallico e, dunque, maschile. E’ un totem arcaico o un razzo futuribile lanciato alla conquista delle stelle; è un proiettile portatore di morte o una capsula di medicamento benefico; è il modulo architettonico sul quale il Medioevo cristiano ha costruito l’arco gotico, ma lo stesso modulo non si rintraccia all’infinito nelle architetture prodotte dall’antagonista civiltà islamica? Lipstick Metamorphosis produce figure, ma anche vorticose geometrie, consentendo così all’artista di ripercorrere i sentieri tanto della figurazione che dell’astrazione, i due antagonismi dell’arte contemporanea. Sentieri lungo i quali la Morera cammina, anzi, corre, utilizzando sia il linguaggio tradizionale dell’arte, dalla pittura alla scultura, che quello del design, dell’oreficeria e della moda.
Insomma, dopo che la creatività di un’artista vi avrà fatto ragionare di etica ed estetica partendo da un tubetto di rossetto, se sentite parlare di cosmetica non pensate ad una maschera di bellezza, ma ad una nuova branca della filosofia.
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| English |
LIPSTICK METAMORPHOSIS
Carlo Finelli’s Three Graces act as godmothers to Lipstick Metamorphosis, the psychedelic ode to lipstick presented by Silvia Morera in the Francesca Antonacci Gallery.
Lovers of neoclassical art will be familiar with the legend of Finelli’s masterpiece: after having destroyed the first two plaster models, the sculptor executed the piece “from scratch”, carving it directly out of the marble, an audacious technique in such an exceptional period. Immediately, legends were woven around this ensemble which, however, was never completed (it is the only example of unfinished work in the case of the neoclassical period’s highly polished sculpture) and the artist never allowed anyone to view it. It has been on exhibit for some time now at Francesca Antonacci’s new gallery, having been displayed for the first time to the public in the spectacular exhibit “Camuccini, Finelli, Bienaimè, Protagonists of Roman Classicism in the 19th Century”. And once again it will be on view throughout the week dedicated to the Haute Couture collections, alongside Silvia Morera’s lipsticks.
The coupling of these artworks is less coincidental than one might think. The Graces, as well as lipstick, in fact, are both part of the Eastern imagery, unsurpassed icons of seduction and femininity, and similarly to Finelli, Ms. Morera has, until now, jealously guarded her the results of her work.
LIPSTICK METAMORPHOSIS:
the universe in a tube of lipstick
Silvia Morera’s latest exhibitions date to about ten years ago. The artist’s work is present in important contemporary art collections; she is unique among the young set of contemporary artists as she uses the most modern artistic techniques borrowed from computer science, but her training is that of a Renaissance artist. Starting in an artist’s workshop at the age of fourteen mixing colours for the old master, she is familiar with the secret alchemy of painterly pigments.
She develops lengthy, meticulous research on a subject, which she investigates from every possible point of view. During the first part of her career she was completely absorbed in the consideration of a challenging theme: the pictorial reproduction of the metaphysical concept of monade, founding idea behind the philosophy of Liebniz. Afterwards, during her eight years of secretive research, Silvia’s prodigious imagination allowed her to elaborate a project in which a simple tube of lipstick gives life to endless metamorphoses. The viewer, scanning the images, has the impression of being inside a kaleidoscope in which the basic image produces infinite visual permutations.
Lipstick, as everyone knows, is the symbol par excellence of seduction and femininity, even its most traditional colour, blood red, recalls the colour of menstrual blood, but at the same time it’s a phallic symbol and thus, male. Is it an archaic totem or a futuristic torpedo launched into the stars; is it a death-carrying bullet or a capsule of soothing medicine; is it the architectural formula on which the Middle Ages based the gothic arch, but at the same time isn’t infinitely traceable in the architecture produced by the antagonistic Islamic civilization? Lipstick Metamorphosis produces figures, but also whirling geometries, thus allowing the artist to walk down the paths of figuration as well as abstraction, the major antagonists of contemporary art. Paths along which Ms. Morera walks, or rather, runs, using both the traditional language of art, painting and sculpture, as well as that of design, jewellery and fashion.
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