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Armine Harutyunyan: come i social media definiscono la bellezza

Il doppio specchio della bellezza: il riflesso della modella di Gucci Armine Harutyunyan tra alta moda e social media.

Armine Harutyunyan è la modella armena selezionata da Gucci per la Milano Fashion Week dello scorso settembre, che in questi giorni sta facendo tanto parlare di sé. Tale scelta è stata infatti ampiamente criticata dall’opinione pubblica, che ha classificato la modella ventitreenne al di fuori dei canoni di bellezza convenzionali, rendendola vittima di body shaming.

L’eterna disputa sulla bellezza

Armine Harutyunyan: come i social media definiscono la bellezzaIl tema della bellezza e di come questa venga percepita è da sempre causa di molteplici dispute, riconducibili a due correnti di pensiero. La prima si rispecchia in un canone di bellezza che può essere definito come ideale, ma non reale. Su Instagram siamo continuamente stimolati da contenuti visivi all’apparenza perfetti e il rischio di restare ammaliati da un concetto di bellezza fittizio è molto frequente. Ci vediamo circondati da modelle da copertina o influencer le cui caratteristiche fisiche sembrano essere tutte uguali.

La seconda corrente vuole invece distaccarsi da questa visione e, stufa di tale monotonia, apprezza la bellezza nel diverso. Ciò non implica una connotazione negativa, ma sottolinea come l’individuo, in questo caso la modella Armine Harutyunyan, non sia conforme alla massa, ma sia in possesso di caratteristiche fisiche uniche che affascinano il fashion system.

Gucci e l’inclusività

Armine Harutyunyan: come i social media definiscono la bellezzaIl settore moda è un luogo creativo ed innovativo, in cui l’espressività è messa al primo posto. Il direttore creativo di Gucci, Alessandro Michele, ha da sempre dimostrato come per lui l’atto creativo rappresenti l’essenza stessa della moda. Non è un caso che per la presentazione del nuovo mascara firmato dalla maison abbia scelto Ellie Goldstein, una modella con sindrome di Down, simbolo di un concetto di bellezza inclusivo e che si discosta dalla tradizione.

L’intento è quello di promuovere un’interpretazione alternativa della bellezza, che non coincida con l’armonia e la simmetria risalenti all’arte classica, ma che risieda nel proprio essere e nella celebrazione della propria unicità.

In questi giorni si è parlato ampiamente di Armine e di conseguenza anche di Gucci. Inclusività dunque, ma anche un’abile strategia comunicativa della prestigiosa maison, che ha portato milioni di utenti a commentare il caso.

Ad ogni modo il messaggio è stato chiaro: la bellezza non va cercata solo nelle caratteristiche fisiche, bensì l’attenzione va posta sul modo in cui si osserva qualcuno, su cosa lo differenzia dagli altri, cosa lo rende unico ed interessante. Sono questi i canoni di bellezza che fanno la differenza in questa contemporaneità troppo spesso omologata.

 

Silvia Colaiacomo (Sapienza Università di Roma)

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