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Dallo spettacolo alla realtà: Gucci tra passato e presente

Tra finzione e realtà: dallo spettacolare carosello psichedelico di Alessandro Michele fino alla decisione di Gucci di rallentare.

Per la sfilata Fall/Winter 20/21 di Gucci, Alessandro Michele aveva portato in scena l’incredibile dimensione parallela della sua mente contorta. Nell’ultimo show prima del lockdown, gli spettatori venivano trasportati in un mondo psichedelico senza tempo, in una fusione di forme e colori. Intanto in sottofondo suonava l’ipnotica musica del carosello, magistralmente ricreato per fare da palcoscenico alla sua arte. Una sfilata che ad oggi risulta particolarmente scenica, soprattutto considerate le successive, ultime dichiarazioni del direttore creativo della maison.

L’intenzione di Michele era quella di mettere in scena un vero e proprio rituale, partendo dalla preparazione della scena fino ad arrivare alla conclusione dello spettacolo. Un’opera teatrale divisa in più atti, insomma. E così nel buio della sala si vedeva apparire il carosello avvolto in una nebbia bluastra, arrivato lì come per magia.

Lo spettacolo

Alzato il sipario, Alessandro Michele dava il via al primo atto, che vedeva in scena la preparazione delle modelle e dei modelli. Avvolti nella nebbia, con le sembianze di bambole in attesa di essere truccate e vestite a dovere. Una volta terminato il rituale di preparazione, le “bambole” del designer si allineavano l’una di fianco all’altra lungo l’esterno della giostra, adibita a vetrina espositiva.

E allora iniziava l’atto principale: colori sgargianti e tessuti preziosi si univano a formare abiti unici, decorati con colletti vittoriani, corsetti in pelle dalle linee sadomaso e cappelli bizzarri che ricordavano quelli delle streghe. Abiti mini di ispirazione marinara si alternavano a gonne più lunghe abbinate con camicette semitrasparenti. Non mancavano gli outfit più casual di ispirazione anni Settanta, con tanto di bandana in testa e occhiali dalle montature tonde o squadrate.

Una contaminazione di stili

Spiccavano gli abiti lunghi, che sembravano unire lo stile vittoriano a quello western dell’epoca. Anche gli accessori di chiara ispirazione inglese non passavano inosservati. In particolare i cappelli da “strega”, le enormi collane a croce e le scarpette baby, indossate con calzettoni al ginocchio tipici dei bambini, per mettere in evidenza l’unione tra sacro e profano.

Concluso il giro, il carosello si fermava e l’ultimo atto dello spettacolo aveva inizio: i modelli scendevano dalla giostra e vi sfilavano intorno fino ad abbandonare la stanza, lasciando il palco al vero protagonista, che fino a quel momento si era limitato ad osservare lo spettacolo nell’ombra: Alessandro Michele. Lo stilista appariva per un breve istante prima che il carosello scomparisse nel buio della sala così come era apparso: lo spettacolo terminava, mettendo fine al “rituale”.

I progetti futuri

Il lockdown ha segnato nuovi scenari in casa Gucci. Hanno infatti destato non poco clamore le ultime dichiarazioni di Alessandro Michele in merito al futuro della maison: le prossime collezioni saranno “due e due soltanto”, per poter “attraversare il presente in maniera più adeguata. Il Made in Italy oggi ha bisogno di grandi carezze. Non possiamo svenderci. Continuare con cinque collezioni all’anno sarebbe sbagliato”. 

Parole forti quelle del direttore creativo romano, che ha sottolineato l’esigenza di dover rallentare in una situazione difficile come quella della pandemia. Quello di Michele è un invito ad allentare i ritmi di un’industria – quella della moda – che finora ha corso troppo velocemente.

Nessuna sfilata a settembre, dunque: il carosello di Michele si chiuderà a luglio 2021 con “Epilogo”, completamento dell’affascinante progetto presentato a febbraio. Al posto dei modelli sfileranno i dipendenti, gli spazi saranno più reali, in uno show che già si preannuncia rivoluzionario. “Termini come cruise non hanno più senso, oggi. Né le precollezioni o le quattro stagioni. Io vedo solo la primavera e l’inverno”: un cambiamento drastico rispetto alla teatralità cui siamo stati abituati, nella prospettiva di una moda meno frenetica e più sostenibile.

 

 

Ludovica Neri (IED – Istituto Europeo di Design)

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