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Herbarium: quando uno sketchbook raccoglie suggestioni

Lo spazio espositivo di Herbarium ha raccolto progetti e installazioni di giovani talenti: tra questi Federica Oliva, che interpreta le immagini con un colpo d’occhio.

Cosa succede quando un’artista si ritrova ad avere un blocco creativo? La creatività è sempre qualcosa di intenso. Abbiamo affrontato l’argomento durante l’edizione appena trascorsa di Altaroma, parlandone con una giovane studentessa dell’Accademia di Belle Arti di Roma, Federica Oliva, selezionata per far sfilare le sue creazioni nella prossima ediizione di luglio 2020. Una ragazza acqua e sapone, che ama perdersi per la sua città, Roma, pronta a sorprenderla ogni giorno. Un suo personale sketchbook di progettazione è stato esposto, proprio durante questa edizione di gennaio 2020, nello spazio espositivo di  Artisanal Intelligence Herbarium.

Cos’è uno sketchbook? Si tratta, nello specifico, di un quaderno su cui schizzare ed annotare tutti quei particolari che hanno una qualche rilevanza visiva e culturale. Chi lo riempie riproduce su carta linguaggi diversi quali il disegno, la scrittura, il collage e la fotografia, creando così associazioni nuove e imprevedibili. È una sorta di archivio nel quale inserire riflessioni personali, intime, che possono dare spunto a idee sempre nuove. Federica ha spiegato come i suoi sketchbook siano frutto di un vero e proprio viaggio, ed è proprio la curiosità a spingerla a partire.

Può sembrare un’attività un po’ bambinesca quella di ritagliare, distruggere e rincollare. Mi ci perdo facilmente ma alla fine è l’unico modo che mi aiuta ad esprimermi. Spesso mi ritrovo con la testa satura di immagini, mi assecondo e appena posso uso acquerelli e matite per schizzare senza impegno quello che ho in mente. Ed è così che prendono forma i miei progetti. Non mi sembra mai abbastanza, potrei andare avanti per giorni focalizzata su uno stesso pensiero, su uno stesso tema.

Da cosa ti lasci ispirare?
Ogni giorno non posso fare a meno di ispirarmi guardando la varietà della mia città, Roma. Sono sempre pronta a fotografare ciò che mi colpisce, se ciò non è possibile lo osservo e la mia mente ha già tradotto in linee disegnative quello che ha visto. Attraverso il disegno conosco e ottengo. Le mie collezioni di moda nascono sempre da un particolare che attira la mia attenzione: un volto visto sul bus, un monumento, un graffito. Un dettaglio qualsiasi può rimanere nella mia testa per giorni e finire per ossessionarmi, tanto da diventare impossibile non disegnarlo.

Davanti la crisi del foglio bianco come ti comporti?
Mi ripeto di non crearmi aspettative. Si tende spesso a pensare al risultato finale che si vuole ottenere e, per questo, si tende a sentirsi sempre insoddisfatti, delusi da quanto si è realizzato. Quando mi succede devo trovare delle valvole di sfogo, che sia la musica o disegnare casualmente qualcosa o tappezzare la mia camera facendola diventare un enorme moodboard di immagini e colori. Così finisco per capire che non devo prendermi troppo sul serio, riuscendo a ridimensionare il problema che prima sembrava insormontabile.

Il tipo di donna che ispira le tue collezioni?
Mi incuriosiscono le donne che sembrano portare addosso una storia. Quelle per cui ti giri per strada, domandandoti: dove ha preso quel vestito? Perché quella fantasia? Perché quel trucco? Mi ispirano le donne che vivono con passione ogni giorno.

Aggiunge poi: “Sulle pagine creo delle storie, senza regole. il risultato stupisce anche a me, proprio perché non mi impongo nulla.

Federica viene spesso definita dagli altri “tra le nuvole”, ma è solo tra le nuvole che riesce a dar forma a qualcosa che prima non esisteva.

 

Maria Sole Zucchet (Accademia di Belle Arti di Roma)

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