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La gonna da uomo: trend o tabù?

Da Gaultier a Vaquera, da Beckham a Ghali: gli uomini in gonna.

Quando Dio creò l’uomo, Jean Paul Gaultier ne brevettò la gonna verrebbe da dire. Correva il 1985 e la jupe pour homme fu presentata proprio in occasione della collezione “E Dio creò l’uomo”. Un pantalone a gamba larghissima con una falda ripiegabile sul davanti per rivendicare una contestazione che, forse, era insolita persino per le avanguardie del fashion system: perché gli uomini non possono indossare la gonna?

Nulla di rivoluzionario per l’enfant terrible, la cui prospettiva ha sempre puntato a stravolgere gli schemi. Ed ecco che un capo ritenuto fino ad allora esclusivamente femminile prova ad insinuarsi nel guardaroba maschile, senza mai riuscirci di fatto. Nonostante infatti la gonna da uomo figuri in collezioni di molti fashion designer, la questione si presta più allo sperimentalismo di un esercizio stilistico che alla concreta possibilità di acquisto in sé.

L’idea di proporre un corpo maschile fasciato da un tessuto a tratti aderente, a tratti svolazzante, attinge molto più probabilmente all’immaginario di un mondo diverso, ricostruito, onirico, come quello della moda. Eppure non sono stati pochi gli stilisti ad aver dato forma e sostanza a questo capo di abbigliamento tanto semplice quanto destabilizzante per l’universo maschile.

I primi passi

Negli anni ’90 è David Beckham ad essere immortalato con una gonna firmata Gaultier, ma è durante la prima decade degli anni 2000 che il trend inizia a fare incursioni nelle collezioni maschili. Rick Owens ha creato e indossato le gonne per anni. Raf Simons l’ha fatto e continua a farlo. Marc Jacobs l’ha esibita con disinvoltura nel 2010, proponendo un look in bilico tra il formale e l’informale.

L’evento clou arriva, però, nel 2012 quando Kanye West sfoggia con orgoglio l’iconico kilt di pelle di Givenchy. Sebbene la mise en scene sia stata abilmente orchestrata dal designer italiano Riccardo Tisci, l’idea di raccontare una forma di mascolinità più
autentica costituisce il fil rouge teso a legare le due figure. C’è dunque la volontà – da parte dei creativi del fashion system – di far emergere le incrinature e le fragilità celate dietro alla narrazione di una mascolinità tossica e terribilmente fuorviante. In fondo
«chi decide cos’è veramente maschio e cosa non lo è?» replicava West nel 2012.

Oggi

Il 2019 e il 2020 segnano indubbiamente una delle stagioni più ricche per gli uomini in gonna. È la volta della gonna di velluto di Vaquera, del due pezzi di Maison Margiela o di quella nera a pieghe di Sandy Liang. E se l’uomo in gonna sembrava essere l’ultima frontiera del fashion, celebrity e star oggi ne esaltano il potenziale espressivo, oltre a quello vestimentario. Ezra Miller la indossa
con il giusto appeal, come l’indiscusso interprete della moda oltre i confini di genere. Ghali, invece, opta per un completo tartan grigio con gonna a pieghe, abbinata a calzettoni della stessa tonalità. Per la moda, insomma, gli uomini in gonna sono realtà.

 

Bernardo Savastano (Università degli Studi di Roma Tor Vergata)

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