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Lamura Club: dalla produzione di camicie a quella di mascherine

Lamura Club cambia la propria linea produttiva per sopperire alla mancanza di mascherine a causa del coronavirus.

In un periodo che passerà alla storia, che vede gli italiani rinchiusi all’interno delle proprie abitazioni per prevenire la diffusione del nuovo coronavirus, anche il settore moda si impegna per dare il proprio contributo.

È infatti ormai nota la carenza di mascherine sul piano nazionale. Una protezione utile per chi deve continuare a svolgere la propria vita, nonostante il pericolo della pandemia. È per questo motivo che l’azienda Lamura Club, nota per la produzione di camicie su misura da oltre trent’anni, ha deciso di sospendere la propria linea produttiva, dando priorità alla fabbricazione di mascherine

Angela Lamura ha disegnato il primo prototipo: una mascherina dove il tricolore sembra voler incoraggiare gli italiani a sentirsi meno soli. Successivamente sono state date le disposizioni a tutto il suo team, che ad oggi sta producendo senza sosta. Tutti dotati di mascherine, lavorando alle giuste distanze di sicurezza imposte dalla legge e sterilizzando di continuo i macchinari, il team Lamura si impegna affinché nessuno rimanga sfornito di mascherine. In tal modo si previene anche la tentazione del contrabbando, che sembra purtroppo sempre più diffuso. 

L’imprenditore Gianluca Lamura spiega che le mascherine by Lamura Club sono prodotte in puro cotone e possono essere lavate, igienizzate e riutilizzate. Lo stabilimento, con sede a Oricola (provincia dell’Aquila), è in contatto con le farmacie, le istituzioni municipali e le forze dell’ordine, ed è sempre pronto a rifornirli. L’azienda ha inoltre organizzato le spedizioni per evitare l’affollamento della clientela a livello privato. In questo modo tutti hanno la possibilità di acquistare mascherine a norma di legge, semplicemente chiamando il numero 0863 900030.

Un’iniziativa che fa onore all’Italia, che concede uno spiraglio di speranza in un momento storico estremamente delicato, che ci vuole uniti e positivi.

 

Alessia Monfreda (IED – Istituto Europeo di Design)

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