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Vintage: il culto del démodé che non passa mai di moda

La moda di ieri protagonista del presente, il vintage è rievocazione di una storia iconica e indimenticabile.

Nel tepore di un pomeriggio autunnale, passeggiando nelle più intime vie della città, ci si imbatte nella deliziosa vetrina di una piccola boutique e lo sguardo ne viene irrimediabilmente rapito: una morbida gonna godé lavorata a maglia, sulla quale risaltano nastri di raso, la delicatezza di una camicia di seta col colletto ricamato ed una raffinata giacca in tweed con grandi bottoni dorati.

Il pensiero corre veloce indietro nel tempo, sovviene alla memoria il ricordo della nonna, l’odore del suo armadio, l’immagine di quando indossava il filo di perle davanti allo specchio, la perfezione delle cuciture dei capi che indossava e la ricercatezza dei dettagli che li impreziosiva. Ed è nella rassicurante serenità di quei pochi minuti che si comprende di amare il vintage e di non poterne più fare a meno.

L’importanza del vintage

Indossare un capo o un accessorio proveniente da un periodo remoto è di certo un culto, un modo per rievocare epoche che suscitano nostalgia, dando loro la possibilità di vedere nuova luce e raccontare la loro storia, ma è anche un mezzo per comprendere le origini dei trend che ispirano gli stilisti moderni.

Diceva Balzac: “Chi vede nella moda soltanto la moda è uno sciocco”, poiché l’evoluzione delle concezioni stilistiche varia con le epoche. Così, il trascorrere del tempo diventa determinante.

Il vintage dunque è storia da comprendere e l’occasione per essere singolari. Ad oggi non è solo una prerogativa dei cosiddetti vintage lovers (ossia quelle  persone che ne hanno fatto uno stile di vita, dall’abbigliamento e accessori correlati, agli oggetti da collezione o arredamento), bensì una tendenza che si è largamente diffusa.

La riscoperta del vintage

Infatti se fino a qualche anno fa era necessario recarsi ai mercatini rionali ed affaccendarsi nella ricerca di pezzi démodé, oggi sono presenti moltissime boutique specializzate nella vendita di tali preziosità, dietro alle quali c’è un attento lavoro di ricerca e autenticazione; un occhio poco esperto, infatti, potrebbe incorrere nel comunissimo errore di confondere un capo vintage con un capo rétro.

Con vintage si indicano soltanto quegli oggetti (non solo capi di abbigliamento e accessori,), generalmente prodotti tra il 1920 e il 1990 che suscitano incanto e venerazione perché creati con materiali di altissima qualità, magari non più impiegati; con rétro, invece, si intende l’omaggio ad un’epoca con elementi decorativi o di lavorazione che la ricordano (un oggetto nuovo, anche se ricorda il passato, non potrà esser mai definito vintage, ma rétro).

Per tali motivi il vintage non è solo un semplice second-hand, ma un cimelio la cui peculiarità risiede nel valore che ha acquisito nel tempo con la sua irriproducibilità, che possiede i medesimi standard qualitativi e che ha segnato profondamente i punti chiave dell’evoluzione stilistica della moda, del costume e del design (basti pensare al tubino in jersey di Chanel, ai 501 By Levi’s, alla T-shirt bianca sotto il chiodo di pelle o alle Converse All-Star) e che ci fa capire che il passato non è mai cessato.

 

Sara Ricco (Accademia Moda Maiani)

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