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Yves Saint Laurent: genio, seduzione e il potere delle donne

Uno sguardo visionario: Yves Saint Laurent crea i capi che cambieranno per sempre la moda, consacrandolo nell’Olimpo degli stilisti.

Yves Saint Laurent nacque nel 1936 a Oran, da genitori francesi nati in Algeria. Fin da bambino si dimostrò appassionato di moda, disegnando abiti per la mamma e le due sorelle. All’età di 18 anni si trasferì a Parigi per seguire la sua aspirazione e in pochissimo tempo cominciò la sua scalata al successo.

Precisamente nel 1954, grazie a Michel de Brunhoff, direttore di Vogue Paris, cominciò a lavorare per Dior e in poco tempo ne diventò il pupillo. Non a caso quando nel 1957 Dior morì, Yves, appena ventunenne, venne messo a capo della direzione creativa dell’azienda.
Al funerale del maestro conobbe Pierre Bergé che divenne nel giro di poco suo inseparabile socio in affari e partner di vita.

Verso il successo

Nel 1958 prese forma uno dei capi simbolo dello stilista: il vestito con linea a trapezio o ad A. Tale abito, dalle spalle strette, senza punto vita e dalla leggera svasatura, divenne promotore di una nuova tipologia di bellezza, incarnata alla perfezione da una modella come Twiggy, dotata di una corporatura da bambina e da uno sguardo spensierato ed infantile.

Saint Laurent diede vita ad una moda combinata con arte, design, cultura, viaggi. Così nel 1965 presentò una collezione ispirata a Mondrian, mentre l’anno successivo la sua collezione Pop Art propose abiti che si ispiravano alle opere di Roy Lichtenstein e Andy Warhol.

Nel 1966 lanciò Rive Gauche, la collezione pret-â-porter del brand, una grandiosa idea di marketing che riuscì a portare il buon gusto borghese ad una fascia più ampia di popolazione.

Con la collezione del 1967 arrivò il suo capo più iconico: “lo Smoking”. L’abito segnò un momento innovativo dal punto di vista stilistico poiché – per la prima volta – la donna raggiungeva a livello di vestiario la parità con il genere maschile, potendo scegliere di abbandonare i più tradizionali tailleurs. “Chanel ha liberato le donne e io ho dato loro potere”, avrebbe poi affermato Saint Laurent.

Una nuova immagine di donna

Fu accompagnato in questa rivoluzione dal lavoro del fotografo Helmut Newton. Nel 1975 collaborarono ad una campagna pubblicitaria a Parigi per Vogue, nella quale il fotografo rese, grazie ai sui scatti, l’abito simbolo dello stilista un’icona. Saint Laurent e Newton furono senza dubbio tra le persone che incarnarono al meglio la rivoluzione sessuale di quegli anni, contribuendo alla formazione della figura di una donna spavalda, sicura di sé e libera.

La sua influenza è stata così grande che nel 1983, a 47 anni, è stato il primo stilista vivente a essere celebrato con una retrospettiva al Costume Institute del Metropolitan Museum of Art.

Yves Saint Laurent se n’è andato, e con lui anche il suo fedele compagno Bergé. Ma qualcosa di loro ancora riecheggia tra i corridoi storici della maison. Perché Yves Saint Laurent non fu solo un sarto, ma “un fabbricante di felicità”.

 

Giada Castaldo (Accademia del Lusso)

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