Estetica Camp: quando la stravaganza ironica è di moda

La mostra “Camp: Notes on Fashion”, ospitata al Met di New York, rende omaggio al fenomeno più in voga del momento: l’estetica camp.

Negli ultimi mesi abbiamo sentito spesso la parola “Camp”, ma cosa significa questo termine?

Camp: la mostra dedicata all’estetica stravagante

Dopo il grande successo riscosso dalla retrospettiva “Heavenly Bodies” dedicata all’immaginario cattolico, quest’anno il MET ha organizzato una mostra partendo da un testo di riferimento ben preciso, ossia l’omonimo saggio di Susan Sontag, pubblicato per la prima volta nel 1964 sulla rivista Partisan Review e diviso in 58 note che descrivono il termine camp applicato a diversi ambiti e situazioni.

L’intellettuale americana è riuscita a trasformare questo termine da un fenomeno estremamente marginale ad un elemento mainstream, tanto da renderlo protagonista di una cultura contemporanea e di un’estetica eccentrica e fuori dagli schemi.

camp altaroma

Il noto Metropolitan Museum of Art di New York, meglio conosciuto come MET, ha portato in scena questo fenomeno attraverso la mostra “Camp: Notes on Fashion”, ideata dal curatore Andrew Bolton insieme ad Anna Wintour, membro trust del museo e direttrice di Vogue Usa, e Alessandro Michele, creative director del marchio Gucci, sponsor della mostra.

L’esposizione ripercorre la storia del termine “camp” inteso come un’estetica esuberante ed esagerata, esplorandone le origini, dalla reggia di Versailles indicata come il “paradiso del camp” del Re Sole ai dandy vittoriani, la rivolta di Stonewall come espressione della comunità gay fio ad arrivare all’ avvento delle sottoculture queer alla fine del XIX secolo, non a caso, Anna Wintour ha dichiarato: “Il camp spazia dal Re sole alle Drag queen”.

Non solo, la seconda parte è dedicata al camp utilizzato all’interno del fashion system come modo di esprimersi attraverso gli abiti: 175 pezzi tra capi di abbigliamento, sculture, dipinti e disegni XVII secolo per indicare un determinato stile che ha contraddistinto le creazioni di alcuni stilisti come Armani, Balenciaga, Alexander McQueen, Christian Dior, John Galliano, Jean Paul Gaultier, Nicolas Ghesquière, Marc Jacobs, Moschino e Karl Lagerfeld che ha donato 120 pezzi di Chanel, Chloé e Fendi con l’allestimento curato dallo scenografo Jan Versweyveld.

Camp: il red carpet più atteso dell’anno

Perché la scelta è ricaduta proprio su questo tema? “La gente ha un’idea preconcetta di quello che significa “camp”, è qualcosa di superficiale, che ha a che fare con uomini gay e travestiti. Ed è anche quello, ma anche tanto altro. È una serie di espressioni a caso” ha spiegato Andrew Bolton, curatore della mostra.

L’esposizione, visibile dal 9 maggio all’8 settembre 2019, è stata preceduta da uno degli eventi annuali più attesi: il Met Gala. Il galà di beneficienza ha visto sfilare sul red carpet alcune tra le più famose star hollywoodiane, tra le quali i testimonial d’eccezione: Lady Gaga, Harry Styles e Serena Williams.

Lady Gaga torna a sorprendere tutti con diversi cambi look sfoggiati nel corso dell’evento, indossando ben quattro outfit in uno firmati dal designer Brandon Maxwell.

Katy Perry in versione lampadario e maxi hamburger by Moschino, un tripudio di piume colorate per le sorelle Kendall e Kylie Jenner direttamente dall’atelier Versace, lunghi strascichi per le regine del rap Nicki Minaj e Cardi B, Zendaya si è trasformata in Cenerentola, Cara Delevingne in un arcobaleno di colori firmato Chanel, la modella Emily Ratajkowski e Kim Kardashian avvolte dalle trasparenze e l’iconica Naomi Cambell ha indossato un abito rosa Valentino Haute Couture con mantello di piume ton sur ton.

La differenza tra kitsch, inteso come arte di cattivo di gusto, e camp sta nell’ironia con la quale viene vissuta l’estetica del camp, ponendo l’attenzione sullo stile che non distingue più il genere sessuale o il brutto dal bello. Una vera e propria visione eccentrica del mondo che si basa sull’amore per l’eccesso e per l’innaturale. È il mezzo di espressione degli omosessuali, non a caso, il saggio è dedicato proprio ad Oscar Wilde.

Camp, visto come attuale fenomeno di massa, dimostra che la moda ha bisogno di esprimersi attraverso un uso spasmodico di eccesso, stravaganza e ironia.

Claudia Brizzi

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