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Punk: dalle subculture di ieri alle passerelle di oggi

“Is Punk dead or not?” La risposta è decisamente no. Il punk rimane uno stato mentale e le passerelle di oggi ne sono una conferma.

Una profezia rovesciata, quella del punk: il sistema ha trasformato il suo proclama nichilista “No future” in uno stereotipo estetico sartoriale senza fine. La maleducazione e l’irriverenza ne erano i presupposti.

La nascita della moda punk viene convenzionalmente attribuita a Vivienne Westwood, che resta ancora oggi coerentemente fedele ai principi più nobili ed etici del punk. Spille da balia, creste da nativi d’America, pallori da film horror, trucchi esagerati tra quello di Nefertiti e quello del teatro Kabuki, jeans strappati e borchie: in risposta al ’68, le metropoli del mondo andavano popolandosi di giovani che, radicalmente contrari al capitalismo crescente, volevano rappresentare la disillusione, l’impossibilità di ipotizzare un cambiamento se non andando contro tutto e tutti.

“Ribelle is a state of mind”, il passo dalle subculture di ieri alle passerelle di oggi non è solo breve ma anche deciso, ed evidentemente irreversibile.

L’estetica associata al movimento punk fa – ciclicamente – la sua (ri)comparsa sulle passerelle dei grandi stilisti. Come se a distanza di qualche stagione, per i fashion designer fosse impossibile resistere alla tentazione di rispolverare tutti quei canoni stilistici che hanno reso intramontabile questo movimento culturale e musicale: in fondo abbiamo tutti un lato un po’ wild.

Sarà un autunno-inverno ancora punk. Gli stilisti hanno decretato uno stile “bad girl” più attuale che mai, adesso in versione contemporanea: meno heavy, più rock glam, contaminato da quello stile un po’ dark-lady che rimane sempre spettacolare e provocatorio. Protagonista assoluto: il nero.

Punk: i look dei brand italiani e internazionali 

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Grintoso e totale, il nero è il punto di partenza di ogni look, da spezzare con iniezioni di colori inaspettati o stampe dai toni accesi, tartan e rete, sovrapposizioni e strati di tessuti contrapposti. Sulla passerella di Versace il tartan è sovrapposto a sottovesti in pizzo dai colori acidi, con l’immancabile spilla da balia sul maglioncino nero; da Balmain il completo bon ton è acceso da un’esplosione di borchie e il denim è mixato alla pelle. Alexander McQueen propone il chiodo sull’abito di tulle bianco, mentre da Yves Saint-Laurent il nero è vinilico con sprazzi di viola.

Nel 1981 The Exploited cantavano “Punk is not dead, I know”: ora è più che mai vero, e così quelli che erano diventati tratti distintivi di una subcultura trasgressiva, dirompente e rivoluzionaria si sono trasformati in must have da passerella, sempre con un pizzico di anarchia.

 

 

Sofia Centofanti

Università degli studi Link Campus University di Roma

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