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Ferilli Eyewear, occhiali all’insegna dell’ecosostenibilità

Cristiano Ferilli, fondatore del brand Ferilli Eyewear, parla del Sikalindi, una fibra naturale di nuova generazione per un prodotto ecosostenibile.

L’edizione di gennaio di Altaroma 2020 ha posto l’accento sul fenomeno della moda green. La moda sta cercando sempre più di diventare sostenibile e molti giovani designer creano nuove realtà basandosi proprio sull’ecosostenibilità. Tra loro c’è Cristiano Ferilli, che ad Altaroma ha presentato la prima collezione della Ferilli Eyewear.

Ferilli Eyewear, occhiali all’insegna dell’ecosostenibilitàLa sua azienda progetta e realizza occhiali in legno di betulla e Sikalindi, un materiale che si ottiene dalla disidratazione delle pale del fico d’India, con aste in legno di ulivo. La collezione è composta da quattro modelli che prendono il nome da quattro città pugliesi: Leuca, San Gregorio, Otranto e Porto Miggiano. Particolari sono anche le lenti, ispirate a varie sfumature del cielo. Cristiano ci racconta com’è nata la sua passione e il suo progetto.

Sappiamo che la passione per gli occhiali risale alla Sua infanzia, ma com’è nata?

Più che infanzia, adolescenza! Il periodo del liceo è stato decisivo, volevo studiare qualcosa che fosse pratico ma allo stesso tempo utile in qualche modo per gli altri. Mi sono iscritto all’istituto per ottici, iniziando ad appassionarmi agli occhiali non solo come protesi visiva ma come oggetto di design, moda e in un certo senso, fenomeno culturale.

Prima di aprire il Suo marchio aveva già acquisito esperienza lavorando per qualcuno oppure ha deciso di creare direttamente Ferilli Eyewear?

Ho avuto la possibilità di lavorare e svolgere stage per aziende retail come ottico. Grazie a queste esperienze ho maturato sensibilità commerciale nei confronti del prodotto occhiali. Poi, ho avviato il mio brand immediatamente dopo la laurea in Ortottica. È stato un azzardo, ma ha funzionato!

Ferilli Eyewear, occhiali all’insegna dell’ecosostenibilitàCom’è nata la scelta di un materiale così particolare per i suoi occhiali?

Posso dire che è stato il materiale a scegliere me, il fico d’india è sempre stato un elemento naturale che ha fatto parte della mia infanzia. In Puglia, la mia regione, è protagonista dei nostri paesaggi. La svolta è stata quando ho scoperto che era stato sperimentato un particolare materiale ricavato estraendo la fibra dalla pianta del fico d’India e utilizzato esclusivamente nel mondo dell’arredo. Sapevo che non era mai stato adoperato per occhiali, o accessori, quindi ho pensato fosse un materiale vincente perché innovativo, sostenibile, creato sfruttando le risorse del territorio e, esteticamente, molto gradevole.

Cosa spinge una persona ad acquistare i Suoi occhiali?

L’unicità di ogni pezzo, la fibra non è mai uguale sul frontale di ogni occhiale quindi ogni prodotto è esclusivo e unico. Importante è anche l’idea di acquistare un accessorio realizzato in Italia e in gran parte artigianalmente, con un materiale sostenibile e, sicuramente, etico.

C’è un target di riferimento nella Sua clientela?

Tendenzialmente uomini e donne dai 25 ai 45 anni. Chi acquista i nostri occhiali ama distinguersi con un occhio di riguardo per la natura e la sostenibilità in generale.

A cosa si ispira quando lavora ai Suoi prodotti?

L’ispirazione è ovunque, sicuramente è stato fondamentale il paesaggio naturale che mi ha accompagnato nei primi anni di vita. Dalla terra e dalle piante ho ideato la parte più importante e solida degli occhiali, ossia la montatura. Oltre al fico d’india è importante anche il legno d’ulivo, con cui ho realizzato le aste. Per le lenti, mi ispiro principalmente ai colori del cielo. Mi piace pensare di colorare una lente con i toni di un tramonto o di un’alba. Per i modelli invece seguo un mio gusto personale, ricevendo molta ispirazione dalle forme retrò del cinema anni ’70.

C’è qualcuno che considera come punto di riferimento nel suo ambito? Si ispira a qualcuno?

Sono del parere che il miglior punto di riferimento rimaniamo noi stessi. Ovviamente ci sono alcuni brand che considero mostri sacri dell’occhialeria e che seguo da sempre ma poi ognuno ha il suo percorso e lascia la sua impronta in modo diverso.

Ha intenzione di aprirsi ad altre categorie di accessori o di rimanere nell’ambito dell’eyewear?

C’è l’idea di fare altro sempre rimanendo nel campo eyewear, ma mai dire mai! La creatività è un processo continuo per cui chi lo sa!

C’è una nuova collezione in arrivo? Cosa possiamo aspettarci?

Sì e sarà una bomba! La data di uscita è in fase di decisione. Il design è completamente rivisto e la leggerezza sarà il punto focale di tutti i modelli. Le aste vi stupiranno.

Come ha vissuto l’esperienza ad Altaroma?

È stato bellissimo, senz’altro un’esperienza che spero di rivivere presto. Partecipare al talk con Silvia Venturini Fendi e incontrare altri brand nascenti è stato molto stimolante. Il confronto e lo scambio di idee è una cosa importante e Altaroma permette di fare tutto questo, oltre ad essere una vetrina importante per noi emergenti.

 

Elisabetta Cillo (IED – Istituto Europeo di Design)

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